TASSA DI SOGGIORNO ED AFFITTI BREVI: GESTIONE DA PARTE DEI COMUNI – Easylife House

TASSA DI SOGGIORNO ED AFFITTI BREVI: GESTIONE DA PARTE DEI COMUNI


TASSA DI SOGGIORNO ED AFFITTI BREVI: GESTIONE DA PARTE DEI COMUNI

Nel presente articolo si passa ad analizzare la possibilità per i comuni di istituire o aumentare la tassa di soggiorno per gli affitti brevi e turistici.

Cos’è la tassa di soggiorno

La tassa di soggiorno è un imposta comunale legata alla normativa sulla gestione degli affitti brevi, la legge che regolamenta la normativa sugli affitti brevi, come già si è analizzato nel dettaglio nei precedenti articoli, è il D.L. n.50/2017.  Oltre al D.L. n. 50/2017, la normativa legata alla tassa di soggiorno la si ritrova anche nell’articolo 4 D.L. n.23/11, che riguarda il federalismo fiscale. E questo perché la tassa di soggiorno non riguarda solo gli affitti brevi, e quindi le normative affini ( D.L. n.50/2017), ma si estende ad ampio raggio sulla normativa che regolamenta tutti i tipi di strutture ricettive.

La tassa di soggiorno prevede l’obbligo di un imposta, obbligo a carico dei viaggiatori come pure dei proprietari delle strutture ricettive. Per quanto riguarda i viaggiatori si tratta di un obbligo di pagamento, per quanto riguarda i proprietari delle strutture ricettive si tratta dell’obbligo di riscossione e versamento allo stato.

L’imposta di soggiorno varia da comune a comune. Ai comuni viene lasciato l’arbitrio di stabilire il valore economico dell’imposta e di riscuoterla tramite una percentuale trattenuta sulla prenotazione o attraverso il pagamento di una quota fissa. Vi sono cinque categorie di persone esenti dal pagamento dell’imposta e sono: i bambini fino a 12 anni, le persone affette da disabilità o patologie, gli over 65, i residenti in quel determinato comune, il personale appartenente alle forze dell’ordine. La tassa di soggiorno viene applicata da molti comuni solo in determinate stagioni, a maggior ragione quando s’intende pernottare all’interno di una struttura, è sempre bene informarsi circa la normativa vigente a tal proposito nel comune, e questo è possibile farlo accedendo allo sportello del SUAP del comune di riferimento.

E’ necessario inoltre rivolgersi agli sportelli del SUAP là dove si incarni la figura di gestore di una struttura di ricezione turistica, dal momento che bisogna calcolare di preciso il valore della tassa di soggiorno. In questo caso basterà moltiplicare il numero degli ospiti per il numero delle notti per la tariffa comunale stabilità all’interno del comune dove s’intende pernottare ( il cui valore è, per l’appunto, consultabile all’interno degli sportelli preposti). E’ bene sottolineare che l’imposta di soggiorno varia anche a seconda del tipo di struttura. Ad esempio per una casa vacanza si tratterà sicuramente di una cifra minore rispetto a quella di un hotel.

Si consiglia di consultare per maggiori informazioni il nostro sito www.easylife.house/gestione-immobili oppure di contattarci al numero +39 340 970 4848, o se preferite scriveteci al seguente indirizzo info@easylife.house

 

Sanzioni amministrative

Per quanto concerne le sanzioni amministrative, il primo aspetto da sottolineare è che il responsabile del pagamento della tassa di soggiorno non è l’ospite ma il gestore e proprietario della struttura ricettiva. Il quale dovrà ottemperare all’obbligo del versamento al comune della  quota prevista. Per i proprietari che non versano ai comuni l’imposta prevista o che lo fanno solo in maniera parziale è prevista una sanzione che va dai 25 ai 500 euro.

Ma a tutto ciò bisogna aggiungere che secondo la legge in vigore in Italia, omettere o falsificare un pagamento ad un ente pubblico prevede non solo sanzioni amministrative ma anche penali. Quindi il proprietario di una struttura di ricezione turistica che omette il pagamento di una tassa di soggiorno, o la falsifica, o la versa solo in parte può andare incontro a sanzioni anche di carattere penale oltre che esclusivamente economiche.

Nel caso in cui dovesse essere l’ospite e non il proprietario della struttura ricettiva a non pagare l’imposta di soggiorno, allora la sanzione amministrativa e il conseguente pagamento dai 25 ai 500 euro graverebbe sull’ospite e non sul proprietario dell’immobile. E affinchè tutto ciò possa essere appurato da un punto di vista giuridico e legale, l’ospite dovrà firmare un documento, all’interno del quale dichiara di non essere intenzionato a pagare l’imposta di soggiorno, assumendosi così tutte le responsabilità da un punto di vista giuridico e ammnistrativo.

Come già si è detto l’ammontare della tassa di soggiorno varia a seconda del tipo di struttura e alla località all’interno della quale viene applicata. C’è da aggiungere a tutto ciò che allo stesso modo anche la durata della tassa di soggiorno viene lasciata all’arbitrio dei comuni. Ad esempio a Roma il periodo previsto per la tassa di soggiorno è di dieci giorni, stessa cosa a Milano. Per quanto riguarda in generale il costo dell’imposta di soggiorno in Italia, la più costosa ricade su Roma e Milano per quel che riguarda gli appartamenti ad uso turistico, mentre il primato in termini di costo per ciò che concerne gli Hotel ricade su Venezia. Infine si ricorda che il limite massimo temporale per il pagamento della tassa di soggiorno è di quattordici giorni.

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